Usa: fuori gli scienziati privati dall’Ecm, scoppia la polemica

Giro di vite in America per quanto riguarda l’accreditamento di corsi di formazione per medici. L’ Accreditation council for continuing medical education (Accme) ha infatti annunciato un nuovo regolamento che impedisce di ottenere crediti Ecm per presentazioni o meeting tenuti da medici e ricercatori dipendenti dell’industria farmaceutica. Il criterio è sempre quello di limitare al massimo possibili conflitti di interesse.
Il divieto ha scatenato un imponente massa di critiche, partite anche e soprattutto dalle figure di spicco della sanità americana. «É una misura che toglie il fiato e che mira ad uccidere una delle più importanti fonti di ricerca medica: la scienza del settore privato», ha affermato un alterato Francis Collins, direttore del National Institutes of Health. «I critici, se non in rare eccezioni, non hanno mai contribuito allo sviluppo dell’educazione e dell’innovazione – ha commentato con una punta di scherno Tom Stossel, professore all’Harvard Medical School – Si tratta, peraltro, di una misura iniqua, perché esclude gli oratori a favore delle farmaceutiche ma ammette quelli contro il settore privato».
A seguito degli attacchi, l’Accme ha deciso di fornire un’interpretazione più morbida al nuovo regolamento. Pare che a spingere verso questa revisione siano state anche le pressioni dell’American heart association, il cui congresso – che si terrà a novembre – prevede nel programma interventi, appunto, di dipendenti di istituti privati e case farmaceutiche. Il collegio responsabile della formazione medica ha quindi fatto sapere sul suo sito internet che tali rappresentanti possono in realtà partecipare come oratori ai corsi Ecm, ma sempre se il provider o l’organizzatore dell’evento fa da garante diretto dei contenuti scientifici dell’evento, preservandone l’integrità.

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