Covid-19, necessario il vaccino ma anche altro per affrontare nuove ondate di contagio

Covid-19, necessario il vaccino ma anche altro per affrontare nuove ondate di contagio

Fare tesoro dell’esperienza. Sembra una frase fatta, ma oggi come non mai calza a pennello sulla vicenda del Covid-19, per come è sorta e soprattutto per l’approccio avuto sia dai governanti di tutto il mondo, sia dall’Oms sia dagli operatori sanitari in “trincea”

Il Coronavirus, o Covid-19, ha rivelato in tutta la sua drammaticità come l’umanità, le popolazioni e le governance di tutto il mondo siano vulnerabili ed impreparate dinanzi a situazioni di tali proporzioni.

Nel nostro Paese si allenta la morsa del Covid-19. Calano i contagi in tutta Italia. Tuttavia, in altre parti del mondo ci si trova dinanzi all’inizio di quella che anche l’Oms ha avuto non poche difficoltà a definire pandemia. Se ne è convinta solo l’11 marzo scorso con la dichiarazione ufficiale.

Covid-19, necessario il vaccino ma anche altro per affrontare nuove ondate di contagio
Covid-19, necessario il vaccino ma anche altro per affrontare nuove ondate di contagio

I Paesi di quasi tutto il mondo sono stati o sono alle prese con i picchi di contagio che hanno rivelato l’impreparazione di molti Stati e delle loro organizzazioni sanitarie.

Alle prese con la mancanza di posti letto, adeguate attrezzature e dispositivi di protezione individuale come le famigerate mascherine. Queste ultime, non disponibili neanche per gli operatori sanitari stessi che hanno combattuto il Covid-19 quasi a “mani libere”. Una categoria che ha pagato un tributo troppo alto fra medici, infermieri ed altri operatori del settore.

Come se non bastasse, si sono man mano accentuate le polemiche sull’origine e le responsabilità della diffusione del virus. Grande accusata la Cina, per non aver informato il resto mondo su quanto stesse accadendo a Whuan.

In mezzo a chi ha gridato al complotto e chi invece ha dovuto combattere il Covid-19, ci sono i cittadini. In particolare, quelli di età avanzata, ovvero i più vulnerabili della società.

Poi i casi specifici delle RSA, la confusione sul cosa fosse meglio fare, fra zone rosse, arancioni e gialle, accettate, contestate, mal digerite ma evidentemente opportune, visto quanto successo. Incertezze e insicurezze l’hanno fatta da padrone. Nelle ultime ore persino la questione del “paziente zero” italiano è stata messa in dubbio dalle dichiarazioni di alcuni esponenti politici. Le ultime news infatti, collocano l’inizio del contagio non in Lombardia e Veneto a gennaio, ma in Liguria e addirittura a dicembre. In quel mese si manifestarono alcune polmoniti definite “strane” dai medici di base, ecco dunque i sospetti di Covid-19 già nel 2019 e in terra ligure.

Se ciò fosse confermato, è chiaro che la ricostruzione della diffusione del Covid-19 in Italia è da rifare, e in fretta, per poter capire quanto successo e far tesoro dell’esperienza.

Venirne a capo con le dovute certezze è necessario ed indispensabile.

I virologi hanno avvisato e stanno mettendo in guardia i governanti del mondo su una probabile seconda ondata di contagi che potrebbe avvenire nel prossimo autunno. Guai a trovarsi impreparati.

Intanto, si fa tesoro di alcune cure che si sono rivelate efficaci ma si punta, ovviamente, alla determinazione del vaccino, unica arma che ci consente di pensare al futuro in maniera più serena. In sua mancanza, l’umanità continuerà a vivere in uno stato di paura, con tutto ciò che ne consegue.

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