Una Asl, mezzo miliardo di euro di debiti

La sanità di Reggio Calabria è una voragine di debiti con conti allo sfascio e criminalità infiltrata nell’amministrazione. L’Azienda sanitaria numero 5 di Reggio è stata sciolta per mafia nel 2008 dall’allora ministro dell’Interno Giuliano Amato. Ha accumulato un debito di 500 milioni di euro e abusi di ogni tipo. Sono 20 mila le pratiche di invalidità civile arretrate, la spesa farmaceutica è superiore del 30% rispetto alla media nazionale, i 238 medici sono il doppio di quelli previsti dall’accordo regionale in proporzione alla popolazione. Devono ora essere nominati i nuovi vertici dell’Azienda. Scriteriata anche la gestione degli immobili: come i 70 terreni agricoli utilizzati, un immobile di prestigio affittato all’università che però non paga affitto dal 1998.
«Una struttura allo sfascio totale – scrive nella relazione il generale dei carabinieri Massimo Cetola – paurosamente e pericolosamente senza regole, senza guida, e senza controlli. Un ente in stato di abbandono, con strutture amministrative caotiche, con infiltrazioni criminali attraverso meccanismi di manipolazione dall’esterno con la compiacenza dei dirigenti».

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