Misteri del nostro cervello: perché la paura non si dimentica.

Chiunque nella vita ha vissuto  esperienze più o meno traumatiche che non riesce a dimenticare. E chissà quante volte ci saremo chiesti il motivo per cui alcuni ricordi negativi che tanto vorremmo rimuovere rimangano invece scolpiti nella nostra memoria in maniera indelebile.

Valide ipotesi nel tentativo di affrontare tale interrogativo ci giungono dal Berkeley’s Wills Neuroscience Institute, Università della California, in uno studio pubblicato ieri 14-giugno dalla rivista scientifica Molecular Psichiatry.

Una compromessa regolazione della cosiddetta “Emotional Memory” è caratteristica comune di vari disturbi dell’affettività quali depressione, ansia , e disturbi da stress post traumatico. Tale regolazione avviene nel Sistema Limbico,  quell’area del cervello sede dell’origine e della gestione delle emozioni , ed in maniera particolare tramite le connessioni tra due sotto-sezioni di tale sistema che sono l’Amigdala, una sorta di archivio della memoria emotiva , nella sua regione baso-laterale, e l’Ippocampo, sede di  genesi e mantenimento della memoria cognitiva, soprattutto quella a lungo termine relativa ad eventi vissuti.

“Il nostro studio” spiega Daniela Kaufer, docente di Biologia Integrativa, “suggerisce che l’Amigdala stimoli la produzione di nuovi neuroni a livello dell’Ippocampo a partire da un’unica popolazione di cellule staminali neurali e che molto probabilmente questi neuroni neonati fungano da substrato attivabile da stimoli emotivi”.

Tali neuroni sono destinati a morire nel giro di quattro settimane, a meno che non vengano altamente attivati e stimolati all’acquisizione di informazioni complesse.

L’esperimento in questione ha dimostrato che, nel momento in cui l’animale da esperimento veniva sottoposto ad un stimolo che generava paura a due settimane di distanza dalla nascita dei nuovi neuroni, questi stessi neuroni, oltre a sopravvivere a lungo si attivavano ogni volta che nell’animale veniva indotto il ricordo di tale stimolo.

Una dimostrazione del fatto che la memoria è un meccanismo ascrivibile al fenomeno di genesi neuronale, e che ogni volta che un’emozione viene impressa in nuovi neuroni, questi ultimi non solo contribuiscono alla creazione di nuovi ricordi, ma anche alla definizione del relativo contesto emotivo.

Leave a comment

* Questa casella GDPR è richiesta

*

Accetto

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.