Infezioni ospedaliere: sotto accusa camici e divise del personale

Il rischio è estremamente elevato nei paesi in via di sviluppo, tuttavia anche nelle nazioni avanzate la tematica non è da sottovalutare. Una ricerca condotta in  Usa e Israele e pubblicata sull’ “American Journal of Infection Control” a cura di esperti che lavorano presso lo “Shaare Zedek Medical Center” di Gerusalemme, ha confermato in circa il 60% dei casi, la presenza  di agenti patogeni sui camici dei medici e sulle divise degli infermieri.

Alcuni dei micro-organismi di cui è stata accertata la contaminazione sono multiresistenti  come lo Staphylococcus aureus resistente alla meticillina, lo Pseudomonas e l’Acinetobacter.

Giovanni Rezza, direttore del Dipartimento malattie infettive dell’Istituto Superiore di sanità, in un intervista al Corriere della Sera, spiega che purtroppo un certo malcostume tra gli operatori sanitari è innegabile ed addirittura “ci sono direzioni sanitarie che hanno dovuto fare dei veri e propri editti ai medici e infermieri, per impedire che andassero a mangiare col camice fuori dall’ospedale” anche se la gravità delle conseguenze di certi comportamenti a rischio può variare da reparto a reparto.

Massima attenzione merita inoltre l’abuso degli antibiotici che favorisce inevitabilmente il proliferare di ceppi di batteri resistenti negli ambienti ospedalieri. A tal proposito Ministero della Salute, Aifa e Istituto superiore di sanità si sono resi portavoce in Italia di una campagna di sensibilizzazione a livello europeo per ridurre l’uso degli antibiotici.

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