Ictus

ictusTra i fattori che più allarmano c’è l’abbassamento dell’età di comparsa della lesione. Secondo uno studio apparso su Neurologo, infatti, l’ictus sarebbe in aumento tra i giovani: nell’arco di vent’anni è aumentata dal 13 al 19 per cento la popolazione colpita dalla lesione di età compresa tra i 20 e i 54 anni. Circa 200.000 casi ogni anno in Italia. L’ictus cerebrale rimane una minaccia che deve essere combattuta con le armi della prevenzione e soprattutto della diagnosi precoce, per limitare i danni di una lesione che può risultare mortale o lasciare esiti altamente invalidanti. A ricordare le cifre e l’importanza di una maggior attenzione a questa “epidemia” non infettiva è Alice (Associazione per la Lotta all’ictus cerebrale) che ricorda come innanzitutto siano ancora molto limitate le strutture specificamente dedicate alla cura immediata della patologia. Le Stroke Units, infatti, sarebbero in tutta Italia solo 160 e sono concentrate soprattutto nel settentrione del Paese. Come se non bastasse, secondo una ricerca effettuata nell’area di Roma, solo il 17 per cento dei cittadini che chiama il 118 per un sospetto ictus riesce ad avere accesso a queste strutture dedicate. Ma il tempo, come avviene per l’infarto, è il fattore fondamentale per limitare i danni della lesione. In caso di ictus ischemico, infatti entro 4-5 ore dall’inizio dei sintomi si ottengono i maggiori successi con il trattamento trombolitico effettuato in una Stroke Unit.

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