Allarme Malaria: aumenta la resistenza ai farmaci, preoccupazione tra gli scienziati

Il fenomeno comincia a far temere una vanificazione degli sforzi fin qui sostenuti per debellare la malattia; ciò potrebbe, in uno scenario che va facendosi sempre meno surreale, costringere anche la popolazione occidentale a fare i conti con un fantasma del passato che ormai da decenni era stato dimenticato, con la complicità dei cambiamenti climatici ed i più frequenti spostamenti, rispetto a qualche decennio fa, da una parte all’altra del globo.

Attualmente il farmaco d’elezione nei casi di contagio è l’artemisinina, principio attivo estratto dalla pianta “Artemisia annua”, che uccide il Plasmodium Falciparum, l’agente patogeno della malaria, grazie al suo potere ossidante.

Come attualmente accade in numerose altre malattie caratterizzate dalla proliferazione nel corpo umano di microrganismi esterni, col passare del tempo il parassita “si abitua” sempre di più alla presenza del farmaco e modifica il proprio DNA in maniera tale da produrre strutture intracellulari in grado di neutralizzarlo.

Fin’ora era nota a clinici e microbiologi l’esistenza di un ceppo resistente in Cambogia. Uno studio pubblicato on-line tre giorni fa dalla rivista The Lancet e condotto da ricercatori che lavorano presso istituzioni tailandesi, inglesi e statunitensi  ha rivelato l’esistenza di altri ceppi in prossimità del confine nord-occidentale tra Tailandia e Birmania, a circa 800 km di distanza dai siti già conosciuti.

Sia nel caso in cui il super-plasmodio si sia diffuso progressivamente dalla Cambogia, o nell’eventualità che nuovi ceppi resistenti siano spontaneamente emersi in Tailandia, lo scenario resta allarmante. Costituendo infatti l’Artemisinina in tutto il mondo la terapia di prima scelta in questo tipo di infezioni, il rischio che si sviluppino focolai di patologia intrattabili è globale.

Il Prof. Nosten dei dipartimenti di medicina tropicale della Mahidol University di Bangkok e del Churchill Hospital di Oxford, intervistato dalla BBC, dichiara di temere una situazione analoga a quella degli anni ’70 in cui la clorochina, allora farmaco front-line nei casi di Malaria, divenne inefficace nell’uccidere il plasmodio con un drammatico incremento dei decessi successivi al contagio soprattutto tra donne incinte e bambini.

Nonostante gli sforzi della comunità scientifica internazionale, secondo il World Malaria Report 2011 redatto dall’Organizzazione Mondiale della Sanità nel solo 2010 la Malaria ha ucciso 655.000 persone, più di una al minuto.

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