Un’ umiliazione dei nostri tempi:Il dolore cronico, come e quando intervenire?

“Better late than never”, direbbe un londinese DOC con una vena di sottile sarcasmo che contraddistingue i sudditi di sua maestà la regina  Elisabetta . E noi italiani ci chiederemo: “cui prodest” tale ironia? A mio avviso proprio a noi Italiani,  sempre pronti ad ingurgitare ogni genere di pastiglia o compressa per le nostre patologie immaginarie mentre  i problemi seri, oggettivi e spesso invalidanti continuiamo a negarli addirittura a noi stessi. E’ il caso del dolore cronico, di cui soffre oltre il 25% degli italiani ma poco più dell’ 1% riesce a chiedere l’aiuto del medico.  Chi non lo chiede, ottiene l’unico triste risultato di peggiorare la propria condizione fisica e psicologica. Tornando al  british “meglio tardi che mai”, ed andando oltre gli stereotipi, ci conviene per un attimo riflettere sull’interrogativo di cui all’oggetto: come e quando intervenire? La risposta è banale; in merito al “come” il nostro medico o specialista di fiducia avrà senz’altro soluzioni tempestive ed adeguate al nostro problema. La tempistica con cui intervenire merita risposta secca ed inequivocabile: IMMEDIATAMENTE!

Il dolore cronico rischia di essere realmente invalidante, compromettendo in tal modo anche l’efficacia di eventuali ulteriori  terapie in atto; la ragione risiede nell’evidenza che il dolore peggiora le condizioni psicologiche del paziente riducendone in tal modo la “compliance” e la fiducia nel medico. Sparare a zero sull’efficacia dei farmaci è un atto di meschina ignoranza. Semplicemente, vanno saputi usare , e grazie al cielo il nostro sistema sanitario non è caratterizzato esclusivamente dalla presenza di ciarlatani che utilizzano  (chissà perché??)  farmaci su pazienti che non ne hanno bisogno. Le moderne terapie contro il dolore presentano una vastissima gamma di analgesici ed antinfiammatori, come dice  Furio Zucco, dell’ospedale Salvini di Garbagnate Milanese, in un articolo apparso oggi su Repubblica. Un medico che sa fare il suo mestiere è senz’altro in grado di indicare al paziente la soluzione più adeguata alle  sue condizioni cliniche.

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