Tumore della tiroide in costante aumento, da oggi però nuove opportunità di cura

In Italia, nel 2016, il tumore della tiroide ha fatto registrare un aumento considerevole. In più del 90% dei casi si guarisce, ma esistono purtroppo forme più resistenti difficili da combattere. Ora, lenvatinib, innovativa molecola, porta nuove speranze di guarigione anche contro le neoplasie più refrattarie alle tradizionali cure

15.300, questo l’enorme numero di nuovi casi di tumore della tiroide stimati in Italia, nel 2016. Diffuso soprattutto tra persone in età lavorativa di età compresa tra i 40 e i 50 anni, il cancro alla tiroide sembra essere in costante aumento. L’incremento della diffusione della patologia ha riguardato soprattutto le donne, sui 15.300 casi registrati nel 2016 infatti, 11.000 soggetti sono donne. In quelle under 50, infatti, il tumore alla tiroide si colloca tra le neoplasie più frequenti dopo quella del seno e, a livello generale, si classifica al quarto posto tra le varie tipologie di cancro femminili, dopo il tumore alla mammella, quello al colon retto e al polmone. Tra i principali fattori di rischio troviamo la mancanza di iodio che influisce sulla formazione di numerosi noduli della tiroide sotto forma di gozzo – condizione che riguarda il 10% della popolazione italiana – e l’epigenetica, ossia le conseguenze che determinate condizioni ambientali possono avere sulla formazione di mutazioni genetiche. Rispetto al passato, oggi, è più semplice rinvenire le cause dell’insorgenza di tale neoplasia e allo stesso tempo, individuare il tumore in fase molto precoce. A sostegno della medicina, in questo ambito, sono disponibili moderni mezzi diagnostici, ecografie e risonanze magnetiche, nonché analisi di biologia molecolare e citologiche.

Per la gestione del tumore alla tiroide, elemento fondamentale è la collaborazione tra oncologi ed endocrinologi. Generalmente, il trattamento chirurgico prevede l’asportazione di tutta la tiroide o di un lobo della ghiandola.

Grazie agli incoraggianti passi in avanti della ricerca scientifica in ambito oncologico, oggi è possibili pensare ad una chirurgia che meno invasiva attraverso interventi studiati per ogni singolo paziente. L’efficienza delle terapie fa si che le percentuali di guarigione dalla patologia siano molto rassicuranti: il tumore scompare in più del 90% dei casi.

Ne esistono però forme più resistenti difficili da combattere con i farmaci impiegati fino ad ora. Si tratta di tipi di carcinoma tiroidei differenziati e refrattari alle tradizionali cure, normalmente basate sullo iodio radioattivo. Oggi, nuove opportunità di cura si presentano all’orizzonte: scoperta Lenvatinib, innovativa molecola capace di combattere anche le forme tumorali più resistenti, attraverso la nuova disponibilità, in Italia,  del primo farmaco  appositamente ideato.