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Trapianti d’organo in Italia: un paradosso, tra eccellenze, ritardi e disinformazione

In Italia, pochi trapianti di organi e liste di attesa della durata di 2 o 3 anni. Questa la denuncia fatta in occasione del 40esimo Congresso della Società Italiana Trapianti d’Organo, in corso a Roma fino al 28 ottobre

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In corso, la quarantesima edizione del Congresso SITO – Società Italiana Trapianti d’Organo. Tematiche centrali, l’esiguo numero di trapianti di organi che annualmente si svolgono in Italia e liste di attesa davvero lunghe. Nonostante la penisola si collochi tra le eccellenze europee per la qualità dei centri e dei trapianti – misurabili in base alla sopravvivenza dei pazienti e alla qualità di vita post operazione – in Italia se ne fanno molto pochi. Inoltre, se oggi venissero chiuse tutte le liste di attesa, bisognerebbe aspettare dai 2 ai 3 anni prima di esaurire tutti gli interventi già in lista. Tra i limiti ad una diffusione di una pratica tanto importante per la salvezza di milioni di pazienti bisognosi, troviamo la mancanza di una cultura della donazione che fa fatica a crescere in un Paese in cui, la situazione è immobile da circa 10 anni. Nel 2015 infatti, i trapianti sono stati solo 3.326, un numero in lievissimo aumento rispetto all’anno precedente. La quantità delle donazioni è ancora troppo ridotta:  piccoli passi in avanti si sono visti nell’ambito della donazione da deceduti, ma quella da vivente incontra ancora significative resistenze. La sensibilizzazione e le informazioni su tale tematica sono davvero poche e la legislazione risulta confusa e da rivedere. Un dato significativo sulle resistenze da parte degli italiani, emerge dal confronto tra i numeri di trapianti di rene da donatore vivente in Italia e quelli realizzati nel Regno Unito. Nel primo caso siamo all’esiguo numero di 301 interventi, nel secondo a quello di 1075.  Il Congresso, tutt’oggi in corso, si svolgerà fino al 28 ottobre. Luogo designato è Roma, città in cui, 50 anni, fa Paride Stefanini, insieme a Raffaello Cortesini, eseguì il primo trapianto d’organi italiano, un trapianto di rene da una donna abruzzese ad una ragazza di 17 anni. Da quel primo intervento l’Italia, di passi in avanti nei trapianti, ne ha fatti davvero molti tanto da poter vantare di essere presa a modello da numerosi Paesi stranieri, ma il problema del numero di donazioni permane e solo una cultura della donazione potrà risolverlo.