Tra i nemici della salute, non solo fumo, diabete e obesità ma anche condizioni socioeconomiche svantaggiate

Vivere in condizioni economiche e sociali svantaggiate incide tanto negativamente sull’aspettativa di vita, quanto fumo, diabete e obesità. A rivelarlo, un maxi studio mondiale sulla relazione tra svantaggio socioeconomico e salute

Elementi quali il fumo, il diabete e l’obesità si sono ‘meritatamente’ guadagnati, nel tempo  l’appellativo di Big Killer. La cattiva abitudine di fumare e la sedentarietà infatti, si classificano tra i principali fattori di rischio contro la prospettiva di vita e la salvaguardia della salute. In particolare, questi elementi avrebbero un peso tale sulla longevità da togliere rispettivamente 4, 8 anni a persona per il fumo; 3,9 per il diabete e 2,4 anni per la sedentarietà.  Ora, un recente maxi studio mondiale, punta l’attenzione su un fattore fino ad ora sottovalutato. Ad incidere in modo molto negativo in fatto di perdita di anni di vita, non solo le cattive abitudini, ma anche condizioni sociali particolarmente svantaggiate. Una professione non del tutto appagante, un reddito molto basso, un livello di integrazione minimo, una scarsa istruzione ed in generale, una posizione poco rilevante all’interno della scala sociale, comporterebbero, in media, a persona, una diminuzione in termini di anni di vita, di 2,1anni. Nello specifico, 1,5 per le donne e 2,6 per gli uomini. La correlazione tra svantaggio socioeconomico e peggioramento delle condizioni di salute messa in evidenza dallo studio, pubblicato sulla rivista Lancet, chiama in causa anzitutto le Istituzioni che, fino ad ora, poco o niente sembrano aver fatto nei confronti delle fasce più disagiate della popolazione. Condizioni economiche poco favorevoli conducono irrimediabilmente all’impossibilità materiale di sostenere le spese mediche, curarsi nel modo adeguato o investire nella prevenzione. Oggetto dello studio, realizzato nell’ambito del progetto Lifepath e finanziato dalla commissione europea, sono stati 48 gruppi di nazionalità inglese, italiana, portoghese, australiana, svizzera e francese, per un totale di 1,7milioni di partecipanti.  Da un monitoraggio attento dei diversi campioni, si è riuscito a stabilire il numero di anni persi a causa di condizioni socioeconomiche svantaggiose. Intervenire in modo mirato sulle fasce più povere della società dunque, significa anche salvare numerose vite. Le aree sulle quali bisogna necessariamente insistere riguardano il lavoro e l’istruzione.