Dipendenza da videogiochi, Oms conferma: è una malattia

Dipendenza da videogiochi, Oms conferma: è una malattia

L’Oms conferma l’ingresso nella lista delle malattie, della dipendenza da videogiochi, un provvedimento preso anche per ottenere maggiore attenzione sul problema

Lo avevamo accennato proprio nei giorni scorsi quando abbiamo affrontato il problema dei bambini ossessionati dalla tecnologia mentre apparivano sui media internazionali alcune indiscrezioni relative all’Oms, sul considerare la dipendenza da videogiochi una vera e proprio malattia.

Dipendenza da videogiochi, Oms conferma: è una malattia
Dipendenza da videogiochi, Oms conferma: è una malattia

Oggi la conferma. L’Oms (Organizzazione mondiale della sanità), ha ufficializzato la decisione di inserire la dipendenza da videogiochi nella prossima revisione della International Classification of Diseases, la ‘lista ufficiale’ delle malattie, prevista per metà anno.

E’ stata la stessa Oms a diffondere la notizia attraverso un post sul proprio sito web in cui si definisce e si affronta la problematica del ‘gaming disorder’ che include diversi comportamenti caratterizzati da:

– mancanza di controllo sul gioco;

– crescente priorità data al gioco su altre attività e interessi quotidiani;

– aumento del tempo dedicato al gioco nonostante si manifestino conseguenze negative.

In molti paesi la dipendenza da videogiochi è già considerata una malattia e pertanto viene affrontata con delle terapie. Tuttavia il passo dell’Oms risulta essere di fondamentale importanza perché potrà consentire di immagazzinare dati necessari per eseguire elaborazioni e statistiche, per capire i trend del momento sino a individuare metodi di cura e diagnosi uniformi e comuni. Azione che si renderà anche molto utile nell’ottica dell’individuazione delle risorse per affrontare il problema, elaborare linee guida nazionali e per la prevenzione.

L’Oms spiega infine che la dipendenza colpisce solo una piccola parte delle persone che usano i videogiochi, tuttavia è necessario far conoscere i rischi a tutti, così come si deve far sapere cosa comporta trascorrere sempre più tempo in questa attività, specie quando se ne trascurano altre. “Per arrivare alla diagnosi il problema comportamentale deve comportare una significativa compromissione delle funzioni personali, familiari, sociali e occupazionali per almeno 12 mesi”.