Con la vecchiaia si dorme di meno, lo dice anche uno studio californiano

Come ormai risaputo, con la vecchiaia si dorme sempre meno, la conferma arriva da uno studio dell’Università della California a Berkeley, guidato dal professor Matthew Walker


Capire i motivi per i quali il comportamento del nostro corpo col passare degli anni, gradisce sempre il sonno. Questo l’obiettivo dello studio effettuato dal professor Matthew Walker e dalla sua equipe, presso l’Università della California, il quale ha confermato che col passare degli anni e quindi con la vecchiaia si dorme sempre meno. Mentre non sono ancora chiare le ragioni di ciò, appare del tutto consolidato il fatto che si dorme di meno con l’avanzare degli anni. Le cause sono da ricercarsi non tanto nella mancanza di necessità di riposo ma nella possibilità che vi sia qualcosa che lo impedisca. Il team di Matthew Walker ha studiato il comportamento di due gruppi di topi con età differente. Lo studio, effettuato sui segnali chimici che riguardano i circuiti cerebrali del sonno, ha evidenziato che i recettori cerebrali diminuiscono mentre la quantità e la tipologia di molecole che mediano il segnale al cervello rimangono pressoché invariate in qualsiasi età. Il professor Walker, per esprimere al meglio i risultati dello studio, paragona la problematica a quella di un’antenna per la radiocomunicazione: “Il segnale c’è, ma l’antenna non riesce a riceverlo”. In buona sostanza la ricerca californiana dice che il bisogno di dormire nelle persone anziane è tale e quale di quelle più giovani ma le mutazioni che avvengono nel cervello col passare degli anni, impediscono questa necessità di essere soddisfatta. Un declino che avviene già ai 30 anni e che ai 50 aumenta inesorabilmente. L’unico rimedio che si può applicare è ridurre il consumo di caffè e caffeina in generale, durante le ore pomeridiane nonché fare esercizi fisici durante la giornata e climatizzare la temperatura della stanza da letto, in modo tale che l’aria risulti fresca.