Apnee notturne: scoperto un legame tra le interruzioni della respirazione durante il sonno e la riduzione della materia grigia nei bambini

Le apnee notturne, che colpiscono 5 bambini su 100, determinano una diminuzione della materia grigia nel cervello dei più piccoli. A testimoniare gli effetti negativi derivanti dalle brevi interruzioni della respirazione durante il sonno, uno studio condotto dall’Università di Chicago

Le apnee notturne consistono in brevi interruzioni della respirazione durante il sonno, causate principalmente da un rilassamento dei muscoli nella gola, che determina l’ostruzione delle vie respiratorie, provocando frequenti pause nell’atto respiratorio. La loro durata è spesso talmente minima, che la maggior parte dei soggetti colpiti non si accorge nemmeno di soffrirne. Stando alle statistiche, tale condizione, apparentemente poco rischiosa, colpisce circa 5 bambini su 100. Secondo un recente studio condotto dai ricercatori dell’Università di Chicago, le conseguenze più pericolose delle apnee notturne, sono da riscontrare proprio nei più piccoli. Nei bambini infatti, le ripetute interruzioni della respirazione durante il sonno, determinerebbero la diminuzione della materia grigia, con effetti davvero negativi per il lo sviluppo cerebrale. I ricercatori sono giunti a tale risultato, attraverso una serie di test neurocognitivi e scansioni con risonanza magnetica cerebrale, effettuati su 16 bimbi tra i 7 e gli 11 anni affetti da questo problema. Quanto emerso è stato poi confrontato con i dati risultanti da altri bambini non interessati dalle apnee del sonno. Il confronto ha evidenziato una differenza nella quantità di materia grigia davvero impressionante. Si tratta di una scoperta da non sottovalutare: considerando che la materia grigia è la principale responsabile delle informazioni del cervello, una netta diminuzione del suo volume, può avere effetti davvero disastrosi ed irreversibili a livello neuronale, andando ad incidere sul quoziente intellettivo, con una perdita media di 8-10 punti.